giovedì 12 novembre 2009

polpette



Oggi vi propongo una delle mie ricette preferite: le polpette. Le adoro, ne mangio in gran quantità, fredde, calde, il giorno dopo...!!Sopratutto la domenica..che domenica sarebbe senza le polpette??
Ingredienti :
(non so dirvi bene le quantità perchè quando le preparo vado ad occhio):
  • uova
  • sale e pepe q.b.
  • macinato di manzo
  • pane raffermo bagnato nell'acqua
  • tanto parmiggiano
Preparazione:

Prendete il pane bagnato strizzatelo ben bene e mettete gli ingredienti in una terrina, impastate con le mani finche' il composto non sarà ben amalgamato. Preparate una padella con abbondante olio e fatelo riscaldare. Nel frattempo iniziate a fare le polpette, ricordate: grandi o piccole che siano devono essere ben schiacciate. Appena l'olio e' pronto friggetele, la crosta esterna deve diventare scura e croccante. Buon appetito!!

domenica 8 novembre 2009

cioccolata calda


Ingredienti (per due persone):
  • due buste di cioccolato ciobar;
  • 250 ml di latte;

Preparazione:

Mettete il cioccolato in un pentolino antiaderente con meta' della quantità di latte, scaldate a fiamma moderata. Aggiungete man mano il latte mescolando sempre, finchè non giunge ad ebollizione ed il composto non si addensa. Versatelo nelle tazze e servitelo bollente.

lunedì 12 ottobre 2009

pastiera

La pastiera napoletana è il classico dolce pasquale partenopeo. Per i napoletani la pastiera non è solo un dolce ma un vero e proprio rito con tempi e modalità ben definiti: dalla preparazione, rigorosamente effettuata il giorno del giovedì santo; alla cottura, che un tempo avveniva nel forno rionale, dove, dal primo pomeriggio, quando la temperatura del forno si era addolcita, iniziava la processione di coloro che portavano a cuocere le pastiere.
Le case, le strade tutto a Napoli odora di pastiera nei giorni tra giovedì e venerdì prima di Pasqua: un odore caldo, dolce e fruttato che nasce dall'acqua di fior d'arancio e dagli ingredienti sapientemente mescolati.La pastiera era ed è tutt'ora oggetto di scabio tra le famiglie, una sorta di regalo pasquale: ogni famiglia ne preparava più di una, coinvolgendo nella preparazionei i nipoti, la madre e la nonna.
Le origini della pastiera non sono note con esattezza, tutte le ipotesi hanno come fulcro il periodo pasquale, a conferma dello stretto legame tra la pastiera e questo rituale religioso. Nell'attuale versione, fu inventata probabilmente da una suora, in un monastero dimenticato napoletano. Come ogni cibo della tradizione che si rispetti, le leggende sulla pastiera si sprecano: una delle più conosciute narra di Maria Teresa D'Austria, consorte del re Ferdinando II di Borbone, soprannominata dai soldati "la Regina che non sorride mai", dopo aver assaggiato una fetta di pastiera non poté far a meno di sorridere. Pare che a questo punto il Re esclamasse: "Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo".

Ingredienti per la pasta frolla:
  • 300 gr farina 00,
  • 2 uova,
  • 100 gr burro,
  • 100 gr zucchero,
  • 1 scorza di limone grattuggiato,
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
Per cuocere il grano:
  • 200 gr di grano lasciato a bagno 2-3 giorni
  • ½ lt di latte,
  • la scorza di mezzo limone
  • un pizzico di sale
  • la scorza grattugiata di mezza arancia
  • un pizzico di cannella e di vaniglia
Ingredienti per il ripieno:
  • 300 gr di ricotta
  • 250 di zucchero
  • 5 tuorli d'uovo
  • 50 gr di acqua di fiori d'arancio
  • 5 albumi montati a neve
  • zucchero a velo q. b
Preparazione:
Disponete la farina a fontana, mettere al centro lo zucchero, il burro a sfoglie, le 2 uova, la buccia grattugiata di un limone e un cuchiaino di lievito per dolci.Amalgamate gli ingredienti velocemente lavorando l’impasto con la punta delle dita. Amalgamate il tutto fino a formare una palla .Avvolgete il panetto nella pellicola e metterlo in frigo per almeno mezz’ora. (se la vostra frolla impazzisce, ovvero durante la lavorazione si sbriciola, basterà aggiungere all’impasto un pò di acqua fredda o mezzo albume per recuperarla e renderla più elastica). Cuocete il grano nel latte con la scorza di limone e un pizzico di sale per 4 ore a fuoco basso ben coperto. Quando sarà cremoso profumare con la scorza dell'arancia, la cannella e la vaniglia. Mettere in una terrina e togliere la scorza intera del limone. Lavorate in una terrina la ricotta con lo zucchero, i tuorli d'uovo, l'acqua di fiori d'arancio, i canditi e il grano. Da ultimo aggiungere gli albumi montati a neve. Dividete la pasta frolla in due pezzi diseguali. Con il più grande foderate una tortiera dai bordi alti del diametro di 25 cm imburrata e infarinata. Farcire con il ripieno e con la rimanente pasta formare una bella grata a strisce larghe. Cuocere a 180°C per 45 minuti circa. Servire fredda

Pizza salsiccia e friarielli - Pizza con la scarola

..amo la cucina perchè amo mio padre e lui mi ha trasmesso questa passione. Mio padre è un uomo eccezionale sopratutto ora, ora che soffre.E ' forte, forte, forte ed io so che lui puo' farcela. Lo guardo, mi fa un okkiolino e capisco che anche oggi è andata. Ora vi propongo delle ricette che lui ama accompagnate da un bel bikkierino di vino rosso, rigorosamente della sua cantina. Spero di tornare ad aiutarlo a fare il vino e a litigare in cucina. Passione e dedizione ... sempre.


Pizza salsiccia e friarielli



I friarielli sono una varietà di verdura che abbiamo qui a Napoli, assomigliano ai broccoli, ma hanno un sapore più amarognolo. Nella cucina napoletana i friarielli formano un binomio indissolubile con la salsiccia .

Ingredienti per la pasta:

  • 500 gr di farina
  • 1 dado di lievito
  • 1 bicchiere scarso di olio extravergine
  • sale,pepe
  • acqua tiepida

Ingredienti per il ripieno:

  • 2 fasci di friarielli
  • 2 salsicce
  • 100gr di provola
  • olio extravergine d’oliva
  • due spicchi d’aglio
  • sale, peperoncino

Preparazione:

Sciogliete il lievito con un po' di acqua tiepida, impastatelo con un pugno di farina e lasciate crescere il panetto per una mezz'ora. Disponete la farina a fontana, metteteci al centro l'impasto di lievito lasciato crescere prima, l'olio, il sale il pepe ed impastate tutto aggiungendo man mano dell'acqua tiepida sino ad ottenere una pasta piuttosto morbida. Lavorate bene l'impasto e mettetelo a crescere poi in un luogo tiepido per una ventina di minuti. Pulire i friarielli eliminando i gambi e le le foglie più dure. Lasciar bollire in abbondante acqua fino a che non si saranno ammorbiditi. In una padella mettete l'olio e fate soffriggere l'aglio ed aggiungete le salsicce sbriciolate che lascerete rosolare. Unite i friarielli (ai quali avrete eliminato l’acqua in eccesso) ed un paio di spicchi d’aglio. Aggiungere il sale ed il peperoncino. Lasciar insaporire una quindicina di minuti, rigirando di tanto in tanto. Dividete l'impasto cresciuto in due parti non proprio uguali e stendetele. Con la porzione leggermente più grande foderate un ruoto che avrete unto in precedenza. Metteteci dentro la salsiccia, i friarielli, la provola e copritela con l'altra parte di pasta. Aiutatevi con i rebbi della forchetta per fissare i bordi. Infornate a 180 gradi per circa 45 minuti. Servitela rovente.

Pizza con la scarola

E' una ricetta tipica campana che si usa fare durante le feste natalizie e si consuma ai pranzi delle vigilie. A' pizz ca' scarola, ovvero una torta salata ripiena di scarole ricce (indivia scarola). Le versioni sono tante, io la preparo cosi'.

Ingredienti per la pasta (gli stessi della ricetta precedente)

Ingrdienti per il ripieno:

  • 1,5 kg di scarola mondata
  • uno spicchio di aglio
  • 50 gr di capperi
  • 100 gr di olive nere di gaeta
  • cucchiaio pinoli
  • olio extravergine quanto basta
  • pepe, sale se occorre

Preparazione:

Preparate la pasta come nella ricetta precedente. Pulire la scarola eliminando le foglie più esterne e conservando quelle interne. Lavatela, tagliatela a pezzi e sbollentatele fino a quando non si sara' ammorbidita. Sgocciolatela e, aiutandovi con un mestolo, cercate di eliminarne tutta l'acqua. In una padella fate soffriggere l'aglio nell'olio e quando imbiondisce aggiungeteci i capperi, le olive snocciolate e la scarola. Lasciate insaporire a fuoco vivo solo se necessario, aggiungete il sale. Dividete l'impasto cresciuto in due parti non proprio uguali e stendetele. Con la porzione leggermente più grande foderate un ruoto che avrete unto in precedenza. Metteteci dentro la scarola condita e copritela con l'altra parte di pasta. Aiutatevi con i rebbi della forchetta per fissare i bordi. Infornate a 180 gradi per circa 45 minuti. Mangiatela fredda, calda o tipida ma non bollente. E' una vera bonta'.


domenica 11 ottobre 2009

calamarata con gamberi e zucchine


La calamarata è un formato di pasta insolito ed originale tipoco della cucina campana. Il nome, molto singolare, deriva dalla somiglianza di questo formato di pasta agli anelli di calamari.

Ingredienti per 4 persone:

  • 400gr. di pasta formato calamarata
  • 300gr. di gamberi, anche surgelati
  • 250gr. di piccole zucchine con il fiore
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 1 bustina di zafferano
  • ¼ di bicchiere di vino bianco secco
  • olio extravergine d'oliva
  • sale e pepe q.b.

Preparazione:

Lavate i gamberi sotto un getto d’acqua corrente e privateli della buccia, scolateli e metteteli da parte. Nel frattempo mettete sul fuoco una pentola con dell’acqua in cui poi cuocere la pasta. Adesso separate i fiori dalle zucchine e puliteli eliminando tutte le foglie intorno al fiore, e poi tagliateli a strisce. Tagliate le estremità delle zucchine, lavatele e tagliatele a rondelle.
Fate scaldare un filo d’olio in una padella e mettete a cuocere le zucchine. Aggiungete un mestolo d’acqua calda e portate a cottura le zucchine, lasciandole sul fuoco per circa 5 minuti. A circa due minuti dalla fine della cottura unite i fiori e salate leggermente. Una volta pronte, mettete le zucchine da parte in un piatto. Nella stessa padella in cui avete cucinato le zucchine mettete ad imbiondire lo spicchio d’aglio sbucciato con un filo d’olio. Quando l’olio si sarà insaporito aggiungete i gamberi. Versate in padella il vino bianco, alzate il fuoco e lasciate cuocere i gamberi fino a quando il vino non sarà sfumato. A questo punto unite ai gamberi le zucchine ed i fiori, lo zafferano sciolto in pochissima acqua tiepida, aggiustate di sale e pepe e saltate in padella per qualche istante. Per concludere non vi resta che far cuocere la pasta in acqua bollente leggermente salata, scolarla al dente e saltarla in padella insieme al condimento. Se la pasta è troppo asciutta aggiungete un filo d’olio. Adesso mettete la pasta in una zuppiera, cospargete il prezzemolo finemente tritato e servite ancora calda in tavola.

Consiglio di accompagnare questo piatto con un Coda di volpe. Questa antichissima varietà campana a bacca bianca, citata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, è un vino che riserva sorprese davvero significative, esso nella sua tipicità, non è popolare come la Falanghina ma neanche alla moda come altri vitigni internazionali e chi la sceglie in genere sa bere e apprezza la sua caratterizzazione varietale decisamente inconfondibile. Ha foglia grande, pentalobata, di colore verde chiaro; grappolo grosso, spargolo, a volte serrato, di forma piramidale, alato; acino piccolo e regolare, sub-rotondo, buccia consistente giallastra e pruinosa. Ha una buona produttività ma è poco vigorosa; matura mediamente nella seconda quindicina di settembre.Questo vitigno è diffuso in tutta la Campania, il suo nome deriva dal latino Cauda Vulpium per la sua forma caratteristica che ricorda appunto la coda della volpe e ha molti sinonimi fra cui Coda di Pecora, Pallagrello Bianco, Durante e Falerno. La sua storia è semplice e appartata perché veniva utilizzata dai contadini irpini per tagliare il greco e il fiano riuscendo ad abbassare subito l`acidità e anticipando così i tempi del consumo, poi la scelta di anticipare leggermente la vendemmia e di vinificarla in purezza segnando, vendemmia dopo vendemmia, decisi passi in avanti. Oggi ne esistono anche interpretazioni in legno. La curiosità di questo vitigno è nella sua tradizionale diffusione soprattutto nelle zone di rosso lungo l`asse che da Taurasi porta a Torrecuso, le migliori aziende impegnate con l`Aglianico in genere lo propongono per completare la linea. Rispetto agli altri bianchi, la Coda di Volpe si abbina per vocazione alla cucina contadina dell`Appennino Meridionale. Un particolare importante è la sua durata: dopo i due anni cede sempre. In purezza è doc come Lacryma Christi, Sannio e Taburno e nelle igt Beneventano e Pompeiano.

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